Imprenditori e professionisti uguali non sono nelle verifiche sui movimenti finanziari

Una recente sentenza della Corte di Cassazione 10711/2020 

L’anagrafe dei conti correnti ovvero il data base che di giorno in giorno viene alimentato della AGDE diverrà sicuramente una modalità di accertamento consolidata ed estremamente insidiosa per tuti i  contribuenti. Le indagini finanziarie in ipotesi di prelievi o versamenti non accuratamente giustificati, sia ai fini IVA sia delle II.DD., godono di norme che invertono l’onere della prova a carico del soggetto accertato. A determinate condizioni sono posti come ricavi a base degli accertamenti, se il soggetto accertato non ne indica il beneficiario o non risultino dalle scritture contabili.

Secondo la giurisprudenza di legittimità le presunzioni che assistono le indagini finanziarie, applicabili nei confronti tanto degli imprenditori quanto dei lavoratori autonomi e anche nei confronti dei privati sono di tipo legale relativo. Ovvero il Fisco è soltanto tenuto a dimostrare le movimentazioni bancarie, senza null’altro dover provare ai fini dell'accertamento, mentre grava sul soggetto accertato l’onere della prova contraria.

Tuttavia a seguito dell'intervento della Corte Costituzionale, la Cassazione ha adeguato la sua posizione, stabilendo che la presunzione legale secondo cui i prelevamenti bancari sono considerati ricavi può essere utilizzata nei confronti dei soli imprenditori, non anche dei lavoratori autonomi. Inoltre le operazioni bancarie di versamento hanno efficacia presuntiva di maggiore disponibilità reddituale nei confronti di tutti i contribuenti (Cassazione civile sezione tributaria10711/2020).

Interessante quanto dispone la Corte:

““….omissis nai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, i versamenti operati dal lavoratore autonomo su conti correnti bancari vanno imputati a ricavi salvo che il contribuente, che voglia superare la presunzione posta dalle predette disposizioni a favore dell’Erario – che non necessita dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall’art. 2729 c.c. per le presunzioni semplici -, di fornire non una prova generica, ma una prova analitica (cfr. Cass. n. 26111 del 30/12/2015 e la giurisprudenza ivi richiamata; si veda anche Cass. n. 15857 del 29/07/2016), idonea a dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non siano riferibili ad operazioni imponibili, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle singole operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili (in termini, Cass. n. 18081 del 04/08/2010; Cass. n. 10480 del 03/05/2018);

a fronte di tale onere probatorio gravante sul contribuente corrisponde l’obbligo del giudice di merito, da un lato, di operare una verifica rigorosa dell’efficacia dimostrativa delle prove fornite dal contribuente a giustificazione di ogni singola movimentazione accertata, rifuggendo da qualsiasi valutazione di irragionevolezza ed inverosimiglianza dei risultati restituiti dal riscontro delle movimentazioni bancarie – in quanto il giudizio di ragionevolezza dell’inferenza dal fatto certo a quello incerto è già stato stabilito dallo stesso legislatore con la previsione, in tale specifica materia, della presunzione (Cass. n. 21800 del 20/09/2017) – e, dall’altro, di dare espressamente conto in sentenza delle risultanze di quella verifica.

Al riguardo si ricorda, altresì, che questa Corte ha anche precisato che in mancanza di espresso divieto normativo e per il principio di libertà dei mezzi di prova, il contribuente può fornire la prova contraria anche attraverso presunzioni semplici, dovendo in questo caso il giudice di merito “individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio (purchè grave, preciso e concordante) ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo, senza ricorrere ad affermazioni apodittiche, generiche, sommarie o cumulative” (Cass. n. 11102 del 05/05/2017)””.

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